Programma
Passato e presente
Descrizione
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Prima dell'invenzione della radio, della televisione e dei nuovi media, l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso l'arte della predicazione. Insegnamento collettivo dei costumi e della fede, la predicazione è qualcosa di immediato, connesso al luogo in cui avviene, al pubblico a cui si rivolge e soprattutto all'oratore. I predicatori cercano il loro pubblico per trattare temi religiosi, ma anche per affrontare gli affari pubblici. Con gli ordini Minori, vale a dire con i Predicatori e i Mendicanti, cioè con i Domenicani e i Francescani, nasce la predicazione moderna fatta di vicinanza alla gente e di ricorso a parole e gesti efficaci. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade, a farlo sono i predicatori più popolari alla fine del medioevo, quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca, assediati e molto seguiti da donne e uomini di ogni ceto sociale. Tutto cambia, molti secoli dopo, con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. Un lungo excursus sull'arte, i mezzi e le finalità del predicare, raccontato in questa puntata di Passato e presente dalla prof. Giuseppina Muzzarelli.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Prima dell'invenzione della radio, della televisione e dei nuovi media, l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso l'arte della predicazione. Insegnamento collettivo dei costumi e della fede, la predicazione è qualcosa di immediato, connesso al luogo in cui avviene, al pubblico a cui si rivolge e soprattutto all'oratore. I predicatori cercano il loro pubblico per trattare temi religiosi, ma anche per affrontare gli affari pubblici. Con gli ordini Minori, vale a dire con i Predicatori e i Mendicanti, cioè con i Domenicani e i Francescani, nasce la predicazione moderna fatta di vicinanza alla gente e di ricorso a parole e gesti efficaci. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade, a farlo sono i predicatori più popolari alla fine del medioevo, quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca, assediati e molto seguiti da donne e uomini di ogni ceto sociale. Tutto cambia, molti secoli dopo, con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. Un lungo excursus sull'arte, i mezzi e le finalità del predicare, raccontato in questa puntata di Passato e presente dalla prof. Giuseppina Muzzarelli.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
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Storia